Il Palazzo Pignata, edificio storico di Casal di Principe del 1700, probabilmente una delle ultime testimonianze ancora esistenti dell’architettura aragonese, oggi è completamente in rovina. Situato nel centro cittadino, in via Palazzo (il riferimento toponomastico era al Palazzo Baronale) attualmente via Matteotti, era la dimora di una delle famiglie più antiche e agiate del territorio.
Non essendo attualmente in possesso di fonti scritte per narrarne la storia, si fa ricorso alle tradizioni orali locali dalle quali si può apprendere la leggenda di una maledizione legata alla famiglia Pignata. Pare che il bellissimo palazzo fosse la dimora privata di un sacerdote, Don Antonio Pignata, Real Cappellano delle Cavallerizze le scuderie reali, in Carditello.
Questi un giorno, si narra, ricevette la visita di una donna che, disperata per le proprie condizioni economiche, avrebbe chiesto al facoltoso prelato il denaro per la dote della figlia. Don Antonio, accolta la sua supplica, si rivolse alla sorella e alla cognata, lì presenti, affinché dessero alla madre in ristrettezze ciò di cui aveva bisogno.
Le due donne, sbalordite e indignate, lo ammonirono per la sua disponibilità e si rifiutarono di assecondarlo. Indossati i paramenti sacri, il religioso allora salì sul belvedere e maledisse con un anatema il palazzo, pregando che da quel momento in poi vi crescesse l’erba alta.
Ancora una storia popolare spiega come la famiglia Pignata fosse arrivata a godere di una tale ricchezza, attribuendola al ritrovamento di una pignatta piena d’oro.
La pignatta è un’antica pentola dalla forma bombata che nel dialetto casalese è chiamata “pignata o pignatiello” a seconda della grandezza. Nello stemma di famiglia, tutt’ora visibile sul portale del palazzo, è presente infatti una pignatta sormontata da una stella a otto punte.
Sarebbe stato proprio Don Antonio a fare la fortuna della famiglia, secondo alcuni per la sua appartenenza al clero 3 , secondo altri per la verosimile notizia del ritrovamento della pignatta piena d’oro, tuttavia il rifiuto opposto alle sue disposizioni dalla sorella e dalla cognata dovette essere per lui un tale affronto da indurlo a maledire la sua stessa casa.
Un ignoto sovrano avrebbe donato un terreno di circa duemila acri alla famiglia Pignata, all’epoca allevatori di pecore, per intercessione di un parroco appartenente alla stessa famiglia, forse proprio il suddetto Don Antonio (Testimonianza di Pasquale Coppola)
Notizie più recenti, ma ancora orali (Testimonianza della professoressa Clementina Corvino) si hanno su uno dei proprietari del palazzo, Camillo Pignata, Podestà, forse figlio di un fratello del suddetto prete.
Camillo per dimostrare il benessere economico goduto dalla famiglia avrebbe fatto costruire il nuovo Palazzo Pignata, assegnato poi a suo nipote Cristoforo in seguito alle nozze con Elisabetta Coppola. Un uso breve, tuttavia, perché molto presto il matrimonio si rivelò infelice, i coniugi ritornarono nelle rispettive precedenti abitazioni e il nuovo palazzo restò disabitato per diversi anni.
Ormai abbandonato e privato di tutti gli arredi, il nuovo Palazzo, prima utilizzato come momentanea sede degli uffici amministrativi comunali per alcuni mesi tra il 1975 ed il 1976, fu poi definitivamente venduto, nel 1977, da Domenico Pignata, medico, fratello di Cristoforo, a Pasquale Coppola, attuale proprietario.
Completamente ristrutturato e ammobiliato dal nuovo titolare, il palazzo è stato riportato al suo antico splendore.
IL NUOVO PALAZZO PIGNATA - PROPRIETÀ COPPOLA
Il nuovo Palazzo Pignata, oggi proprietà Coppola, è situato a poca distanza dal vecchio, sempre in via Matteotti. I lavori di costruzione iniziati nel 1896, così come ci dice il battente all’ingresso del palazzo, terminarono nel 1908, data anch’essa incisa su un battente posto alla fine ell’androne.
La costruzione conserva ancora la sua struttura originaria: un pianterreno rialzato, due piani superiori ed un cortile interno murato. La facciata che guarda su via Matteotti è molto rigorosa e ancora richiama lo stile neoclassico con un effetto bugnato al piano terra e delle cornici che separano i piani orizzontalmente, l’altro prospetto invece, quello che affaccia sul cortile interno, è chiaramente ispirato al liberty. Le vetrate policrome,
infatti, richiamano perfettamente i dettami dello stile floreale così come l’alto e snello torrino della scala. Quest’ultimo caratterizza fortemente il panorama di Casal di Principe essendo il punto di osservazione che si apre sul Vesuvio, sui monti casertani e su parte del litorale domitio, in passato usato anche dalle vedette militari.
Il pianterreno rialzato ha un’altezza di m. 5,35 e ospita gli ambienti riservati alla zona giorno. Il primo piano, cui si accede tramite uno scalone monumentale a doppia rampa in marmo bianco, ha circa la stessa altezza ed ospita la zona notte. Il palazzo, che è stato accuratamente arredato dai nuovi proprietari con suppellettili e mobili d’epoca, presenta pitture sui muri a tema floreale, ulteriore richiamo all’Art Nouveau. I pavimenti sono in legno, alcuni però sono stati rinnovati con maioliche liberty.
Attraverso l’androne coperto, si accede inoltre al vasto cortile interno, sul muro semicircolare di fronte all’ingresso, abbellito da motivi architettonici neoclassici, un giardino raccolto fa da cornice a tre nicchie che accolgono due statue e un bassorilievo risalente all’epoca di costruzione dell’edificio. Cinque statue di marmo, di fattura più recente e ispirate alle sculture più conosciute, decorano la sommità del muro.
Sul lato destro dell’atrio si trova un’apertura circolare in pietra, sormontata da due paranchi, utilizzata un tempo per il passaggio delle botti dalla grande grotta in tufo che si apre al di sotto del Palazzo, destinata alla conservazione del vino. In quella cantina, lunga circa 70 metri, trovarono rifugio i casalesi durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.
Sull’altro lato del cortile sorge una struttura a due livelli che un tempo ospitava le stalle e gli alloggi della servitù, oggi invece adibita a garage in cui sono conservate splendide auto d’epoca.
Di grande interesse è la cavità sottostante il palazzo. Una grotta adibita a cantina la cui origine, come per tutte le abitazioni storiche dei Casal di Principe, è stata determinata dalla necessità di scavare il tufo per edificare il palazzo. Su questa cavità si è concentrato uno studio del Dipartimento di Ingegneria di Aversa dell'Università della Campania Luigi Vanvitelli.
Molti centri urbani della Piana Campana a nord di Napoli sono interessati da un intenso sviluppo di cavità antropiche nel sottosuolo, benchè la loro reale estensione sia spesso sconosciuta. Il tufo, ampiamente diffuso in profondità, è stato coinvolto fin dai tempi storici in una vasta attività di estrazione sotterranea per la costruzione di edifici in superficie. Lo sviluppo urbano successivo ha spesso sigillato qualsiasi evidenza della presenza di cavità, contribuendo a definire condizioni di pericolo geologico dovuto all'instabilità del sottosuolo.
In una corretta gestione urbana la conoscenza del sottosuolo della città è una priorità proprio per la valutazione dei rischi connessi a possibili crolli. Inoltre le opere antropiche ipogee rappresentano un valore documentale assoluto, ancora indebitamente trascurato e poco utilizzato ai fini di una corretta e sostenibile gestione del territorio, delle risorse naturali e del patrimonio storico e artistico.
Con il precipuo scopo di studiare la complessa interazione tra assetto geologico e attività antropiche relative al sottosuolo, presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Università della Campania L. Vanvitelli, vengono condotti studi sulla porzione settentrionale della Piana Campana a nord di Napoli con l’obiettivo di fornire un primo database geologico sotterraneo e un'analisi preliminare degli aspetti di pericolo relativi alle attività di estrazione.
La fattiva collaborazione tra i ricercatori del Dipartimento e le realtà comunali che insistono sul territorio ha portato in tempi brevi all’acquisizione di grandi quantità di informazioni, spesso rilevate direttamente in campo dagli studenti del Corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Civile.
E’ il caso degli studi effettuati sul territorio di Casal di Principe, dove alcuni studenti del corso di Geologia Urbana (di seguito elencati) hanno realizzato, sotto la guida del titolare del corso, prof. D. Ruberti, e del dr. M. Vigliotti, rilievi plano-altimetrici e restituzione 3D di alcuni ipogei del centro storico, grazie alla preziosa disponibilità dei proprietari e dell’amministrazione comunale.
Gli studenti:
- Chiara Benadusi
- Salvatore Massimiliano Benadusi
- Antonio Bortone
- Valeria Capuano
- Mariateresa Cesaro
- Arcangelo Errichiello
- Nicola Fontana
- Mario Francesco Russo
- Gennaro Scaraglio